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Arnaldo  Angelucci

Nacque  a  Subiaco  il 12  aprile  1854  da Alessandro  e  Luisa  Ciaffi. Fanciullo, seguì la  famiglia  a  Roma, ove  il  padre, dottore  in  arte  medica, si  trasferì.

 

Percorse  celermente il  curriculum  studi; all’ età  di  22  anni  diventò  medico; i  primi  anni  esercitò  la  professione  negli  Ospedali  Riuniti  in  Roma, soprattutto  al  San Giacomo.

 

Insieme con il prof. Boll, che lo volle suo assistente, si dedicò alla ricerca sull’oculista e sull’ eritropsia (visione in rosso del mondo esterno). I suoi lavori sull’embriologia e la  fisiologia dell’occhio costituiscono ancora oggi il fondamento  della oftalmologia. Introdusse  innovazioni nella chirurgia dell’occhio; al congresso di Londra di 1881 presentò la teoria vascolare del glaucoma. Resosi noto per i suoi studi, divenne professore universitario, ebbe cattedra negli  atenei del mezzogiorno, fu direttore delle cliniche oculistiche di Cagliari, Messina, Palermo e in special modo di Napoli.

 

La sua cultura spaziò anche nel campo umanistico-filosofico, fu seguace di Freud in psicanalisi e grande amante dell’arte, studiò psicologia degli artisti attraverso le opere da loro prodotte; scrisse libri riguardanti la personalità e l’opera di Michelangelo, Wagner, Berlioz, e un  libro di argomento storico intitolato “Caprera"  in cui delineava le gesta militari e le azioni politiche di Giuseppe Garibaldi

 

Amò la patria tanto da diventare invalido di guerra; pur convalescente si prodigò nella cura dei commilitoni feriti. Di spirito prodigo, generoso e filantropico, donò alla municipalità sublacense un ospedale, costruito a sue spese e su terreno di sua proprietà, dedicato al ricordo del figlio Alessandro, giovane studente in medicina, morto prematuramente. Sempre alla municipalità, donò anche la villa sottostante allo stesso, attuale sede del centro sociale; alla chiesa donò due tele religiose, attribuite a El Greco, che si possono tuttora ammirare nella sacrestia della Basilica di S. Andrea Apostolo.

 

Morì al tavolo di lavoro, a Napoli, la sera del 30 novembre del 1933. Per le sue benemerenze, per l’attaccamento al suo paese d’origine e affinché la sua figura fosse d’esempio per le generazioni future, nel 1953 l’amministrazione comunale, per volontà della popolazione, volle dedicargli questa scuola.